Le origini della città si fanno risalire all'alto medioevo; tuttavia, i numerosi reperti archeologici (rinvenuti nella contrada detta, appunto, "Città") fanno supporre che Rivello sia l'erede della città lucana - esistente già dal periodo preromano - di Sirinos. Notoria è la divisione, a partire dal medioevo, della città in due distinti quartieri, quello superiore, i cui abitanti, detti bardav'ti, erano legati uno alla chiesa di rito latino (San Nicola di Bari) e quello inferiore, i cui abitanti, bardasci, erano fautori della parrocchia di rito greco (Santa Maria del Poggio). Resistono ancora nella toponomastica ("Fonte dei Lombardi", "Piazza dei Greci"), riferimenti alle due etnie contrapposte, che hanno dato vita alla città: longobardi, sicuramente stanziatisi a seguito delle invasioni barbariche, e greci, probabilmente provenienti, a seguito del suo abbandono, dalla non lontana Velia da cui si dice derivi il nome moderno (Rivello ovvero Re-Velia). Difatti, il motto del comune recita ancor oggi "Iterum Velia renovata Revellum" (Una volta Velia, rinnovata in Rivello). Feudo dei Sanseverino, dei Ravaschiero e dei Pinelli, Rivello si riscattò, nel corso del XVIII secolo, divenendo città libera. L'ultimo feudatario, Oronzo Pinelli, sul rogito di cessione del Comune stipulato nel 1719 (Restituta libertas), oltre a 55.000 ducati, da pagarsi a rate coi relativi interessi, pattuì che ogni anno avrebbero dovuto dare a lui e poi ai suoi eredi, una certa quantità di salami artigianali e precisamente: "Cantare (1) quattro di salami di ogni bontà, così' come si fanno in detta terra di Rivello.......(omissis)", a conferma della bontà dei salumi che ancora oggi si confezionano in paese. Il popolo dal canto suo, per timore che arrivasse un altro signorotto, distrusse il castello, del quale oggi si distinguono alcuni spezzoni di mura, costruendovi sopra la cappella della Madonna Addolorata e ampliando la Chiesa madre di San Nicola. Cantara(1)unità di misura di peso in uso nel Regno Delle Due Sicilie pari a Kg. 89 circa; il termine deriva dal Greco "Kantari" (quintale). Le notevoli testimonianze architettoniche e le numerose opere artistiche testimoniano il ricco passato di Rivello; le attività più fiorenti erano quelle dell'artigianato orafo e del rame, esportate in giro per il mondo. A testimonianza dello sviluppo dell'attività di lavorazione del rame, basta citare che intorno al 1820, in pieno sviluppo dei moti Carbonari a Rivello si era costituita la "setta dei Calderai", composta ovviamente da artigiani che lavoravano il rame soprattutto per produrre calderoni, pentolame e accessori vari. Il XVIII secolo fu quello più fiorente, tanto che vi fu una forte immigrazione che portò ad un notevole incremento demografico, come tesimoniano gli archivi ecclesiastici. Purtroppo l'arrivo dei Francesi causò un declino, dovuto all'incertezza del momento storico. In seguito al Congresso di Vienna ed alla reastaurazione del regime Borbonico, vi furono segnali di ripresa; ma il destino era ormai segnato: con l'arrivo dei Piemontesi, dopo l'impresa dei Mille e quindi la costituzione del Regno d'Italia, le scelte politiche dei primi governi, il fenomeno del brigantaggio, la miseria e la mancanza di lavoro, costrinsero centinaia di Rivellesi, così come in tutto il centro - sud, ad emigrare per le Americhe, in cerca di miglior fortuna. Basta consultare il sito: http://www.ellisisland.org/search/passSearch.asp, fare una ricerca per cognome, e vengono fuori interi nuclei familiari emigrati per gli Stati Uniti e poi per il Brasile, l'Argentina, la Colombia, l'Uruguai, il Messico, Il Costarica, ecc. Dopo le due grandi guerre del xx secolo, ripartì l'emigrazione, questa volta in direzione del Nord Italia, in particolare verso la Lombardia; questo fenomeno fu molto marcato tra la fine degli anni '50 e la metà degli anni '70. San Costantino è una frazione del Comune di Rivello (PZ) dal cui centro dista circa 15 minuti di macchina. Situata in collina ad un’altitudine media di 400 m. s. l. m., la frazione comprende, sul versante orientale, anche il rione Medichetta dal quale è separata da un profondo canale che, partendo da un’altitudine di 600 m. s. l. m. al bivio del Palazzo, ne delimita la parte Sud Orientale e raggiunge la costa Tirrenica dell’abitato di Sapri (SA). La particolare posizione geografica consente un’ampia veduta del golfo di Policastro, distante solo pochi chilometri. San Costantino ha una popolazione di circa 400 abitanti, distribuita in diversi rioni (Ariola, Vallinoto, Girone, Roccazzo, Carpineta, San Giuseppe, Calanghe, Palazzo, Medichetta); il nucleo abitativo più compatto è formato da diversi palazzi signorili, edificati nella prima metà del secolo scorso grazie soprattutto alle rimesse degli emigrati del Brasile, dell’Argentina, del Venezuela e della Spagna. Circondato da boschi e in posizione baricentrica rispetto al golfo di Policastro e al massiccio del Sirino, ben collegato all’autostrada A3 Salerno – Reggio Calabria (15 minuti di macchina) e alla stazione ferroviaria di Sapri (20 minuti di macchina), ha l’ambizione di proporsi come centro turistico. Sono presenti diversi servizi, quali la farmacia, l’ufficio postale funzionante a giorni alterni, il servizio di guardia medica festiva, un pub, due bar e due alberghi, attualmente chiusi per lavori di ristrutturazione. I primi insediamenti abitativi si ebbero, probabilmente, nella seconda metà del XVII secolo ad opera di pastori e boscaioli. Si formarono diversi nuclei abbastanza distanti tra loro, che diedero origine agli attuali rioni tra i quali quello di S Giuseppe si propose quale centro del paese, essendo stato sede di una chiesa edificata nel corso del 1700 (le statue lignee presenti nell’attuale Chiesa, risalgono proprio al XVIII secolo). L’emigrazione verso il Brasile, prima, l’Argentina, il Venezuela e la Spagna, dopo, iniziata, nella prima metà del 1800, consentì, grazie alle rimesse, un certo sviluppo abitativo e, conseguentemente, anche artigianale (muratori, falegnami, fabbri) senza, comunque, costituirne un’apprezzabile tradizione. Nella seconda metà del 1800 S. Costantino e Medichetta, con poco più di mille abitanti (1004 abitanti al censimento del 1891), davano, inoltre, i natali ad un piccolo gruppo di giovani che incominciava a diventare sacerdote o si avviava agli studi universitari (medicina, ingegneria, farmacia). Nel primo decennio del 1900 si assistette, quindi, ad una consolidata crescita culturale: venne fondato il circolo culturale “L’Avvenire” e aperte due scuole private, una cattolica e l’altra laica, per la frequenza dei primi tre anni del ginnasio (attuali tre anni di scuola media). Contemporaneamente si registrò una positiva trasformazione del tessuto urbano: i palazzi di tipo signorile, in stile liberty, tutt’ora esistenti, inseriti armonicamente nel territorio, risalgono, infatti, a quel periodo. In particolare, nel 1909 fu posata la prima pietra della seconda chiesa, che ambiva a diventare Santuario in onore di S. Giuseppe, ma che, in realtà, oggi è l’unico luogo di culto della Frazione, per altro non ancora ultimato, da quando, intorno agli anni 60 fu demolita la chiesetta del rione S. Giuseppe, ufficialmente per motivi di sicurezza, ma, in realtà, per disinteresse verso il valore storico – artistico che rappresentava. Sempre nel primo decennio del 1900 fu avviata la costruzione, mai portata a termine, della nuova sede dell’Istituto femminile S. Giuseppe, gestito dalla suore Battistine di Angri (SA); fu aperto l’ufficio postale, la farmacia e l’ambulatorio medico comunale. Dopo la prima guerra mondiale le cose peggiorarono: iniziò un lento declino che portò ad un progressivo spopolamento. Oggi S. Costantino e Medichetta sono abitate soprattutto da anziani, tante sono le case vuote e nulla fa pensare che si possano riempire in tempi ragionevoli. . (wikipedia). |