Atella sorge a 500 m s.l.m. nel cuore della Valle di Vitalba, ampia zona perlopiù pianeggiante che si estende da Lagopesole al Vulture nella parte settentrionale della Basilicata al confine con la parte orientale della provincia di Avellino. Confina con i comuni di: Rionero in Vulture (6 km), Filiano e Ripacandida (11 km), Ruvo del Monte (14 km), San Fele (19 km), Bella (26 km), Calitri (AV) (28 km) e Avigliano (31 km). Dista 46 km da Potenza e 130 km dall'altra provincia lucana Matera. Sebbene il secolo più accreditato della sua fondazione sia il trecento, esistono alcune ipotesi che identificano un'origine ancor più antica del comune. Alcuni ritengono che Atella fosse stata fondata nel III secolo a.C., da profughi provenienti dall’omonima città campana, o che fosse sorta sulle rovine di un’altra città (Celenna), menzionata dal poeta latino Virgilio nell’Eneide. Anche se alcuni reperti come una necropoli del IV secolo a.C. e un sarcofago d’epoca imperiale romana (oggi conservato nel Museo archeologico nazionale di Napoli) sembrano comprovare un'origine più antica di quella riconosciuta attualmente, alla situazione attuale sono prive di fondamento. Secondo la versione ufficiale, Atella ebbe origine tra il 1320 ed il 1330, a seguito di una riorganizzazione economico-sociale voluta dagli angioini. Giovanni d'Angiò, figlio di re Carlo II, nonché conte di Gravina e signore di San Fele, Vitalba ed Armaterra, promise l’esenzione dalle imposte per 10 anni a coloro che si sarebbero trasferiti nella città che stava sorgendo per suo volere. Questa proposta si rivelò vantaggiosa per tutti quei cittadini che erano stati impoveriti dalle continue guerre e oppressi dai pesanti tributi dei feudatari del Vulture e dintorni. Fu così che Atella venne popolata da gente proveniente perlopiù dalle zone di Rionero, Monticchio, Lagopesole, Agromonte, Balvano, Caldane, Sant'Andrea ed altri luoghi della zona. Sotto il governo angioino, Atella divenne un centro economico e militare molto importante, tanto da essere, a quel tempo, una delle città più ricche della Basilicata e, proprio per il suo crescente sviluppo, subì un notevole incremento demografico. La città venne dotata di mura e di un castello, il suo accesso era assicurato da due porte di cui al giorno oggi è rimasta solamente una, quella di San Michele. I prodotti atellani come cereali, formaggi e salumi venivano esportati nelle città più importanti del meridione e diversi atellani strinsero rapporti con alcune corti principesche italiane. Quest'epoca di pace e prosperità duro circa un secolo e per Atella si prospettò un progressivo declino, causa i ripetuti saccheggi, i continui passaggi da un feudatario all'altro e violente scosse sismiche. Nel 1423, la città divenne feudo di Giovanni Caracciolo mentre nel 1496 fu saccheggiata dall'esercito francese di Gilberto di Montpensier e conquistata nel 1502 dal generale aragonese Gonzalo Fernández de Córdoba dopo un assedio di circa 30 giorni. In seguito numerosi nobili ebbero in dote Atella, come Filippo Chalon nel 1530, Antonio de Leyva nel 1532 e altre famiglie come i Capua, i Gesualdo e i Filomarino. Il comune venne seriamente danneggiato da un terremoto avvenuto nel 1694, che rovinò gran parte del patrimonio urbano, soprattutto il castello, di cui rimane, al giorno d'oggi, solamente la Torre Angioina. Il sisma costrinse anche molti abitanti della cittadina a trasferirsi a Melfi che, seppure anch’essa danneggiata, presentava migliori condizioni di vivibilità. Nel 1851 ci fu un altro sisma che quasi distrusse il paese. Nel periodo dell'unità d'Italia, Atella, afflitta sempre più da miseria, disoccupazione ed analfabetismo partecipò attivamente al brigantaggio. Circa un centinaio furono gli atellani coinvolti nelle rivoluzioni brigantesche nel 1861. Rappresentante illustre del brigantaggio atellano fu Giuseppe Caruso, luogotenente dell'esercito di Carmine Crocco che poi tradì il suo capo dopo essersi costituito alla Guardia Nazionale Italiana. (wikipedia). |
Atella è uno dei comuni addetti alla produzione di Aglianico del Vulture, vino riconosciuto DOC nel 1971 e dell'olio del "Vulture", in tempi recenti riconosciuto con il marchio DOP. Il comune ospita anche l'area industriale della Valle di Vitalba, con una superficie di 840.000 m2 e che ospita aziende come la Filatura di Vitalba, di proprietà del gruppo Miroglio, insediatasi nei primi anni ’90. Lo stabilimento dolciario della Vicenzi si è insediato nel 2005, dove in passato vi era uno della Parmalat, e impiega circa 150 lavoratori. Da segnalare inoltre la C.M.D. (Costruzioni Motori Diesel) che destina i suoi prodotti allo stabilimento FIAT di Melfi. |